direttiva comunitaria CE 99/44/CE, dpr 224/88

direttiva comunitaria CE 99/44/CE

dpr 224/88

direttiva CE 85/374

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direttiva comunitaria CE 99/44/CE
Si consideri, innanzitutto, che la nostra giurisprudenza riene vincolanti solo dichiarazioni inserite nel contratto, ma non quelle che derivano da elementi es terni ( Cass. 25 gennaio 1992, 822) e non si è mai spinta a considerare valide dichiarazioni rivolte al pubblico ( Cass. 3 aprile 1997, 2887). Ora si dovrà ragionare in altri termini. La normativa di recepimento precisa che, ai fini della applicazione dei rimedi della garanzia, nel caso si pervenga alla sostituzione della vettura od alla risoluzione del
contratto con restituzione della vettura deve, comunque, essere attribuito un valore all’uso del bene.
Rimangono, comunque, da chiarire altre questioni. Nella direttiva il rimedio della sostituzione del bene non è legato alla gravità del difetto, bensì alla non eccessività del rimedio rispetto alla riparazione. Si ha riguardo, dunque, al bilanciamento di un rimedio rispetto all’altro, senza entrare nel merito della gravità del difetto di conformità, che diventa, con evidente errore concettuale, assoluto.
Si consideri ancora che la conformità ora copre anche vizi legati alle qualità del bene: se un cliente ordina una vettura con una serie di accessori ed uno di questi (es. ABS) manca, si potrà dire che esiste un difetto di conformità che obbliga alla sostituzione del bene ?
Unico criterio disponibile sembra quello della ragionevolezza: ma non si va tanto avanti nel ragionamento. E’ data anche la possibilità al venditore, ricevuta la denuncia dei vizi, di offrire al consumatore rimedi alternativi speciali, diversi dai quattro “ordinari” (riparazione, sostituzione, riduzione prezzo, risoluzione).
dpr 224/88
La responsabilità da prodotto compare in Italia con il D. P. R. 224/88 attuativo della Direttiva CEE 85/374; essa grava sul produttore che immette in commercio un bene che non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere, tenuto conto di determinate circostanze ( le sue caratteristiche, la pubblicità, le istruzioni, l’uso cui può essere ragionevolmente destinato ed il grado della conoscenza scientifica a quel momento). Si valuta il comportamento tenuto dall’utilizzatore alla stregua della
persona media e non in base alla specificità del contratto (in questo senso la responsabilità è oggettiva), tant’è che si tiene conto anche della presentazione del bene nella pubblicità del produttore. La responsabilità opera quando si verifica un danno malgrado l’uso del bene conformemente alle istruzioni, il produttore va esente da responsabilità in caso di uso anomalo. Provato l’uso conforme, si supera la difficoltà della prova del nesso di causalità, prova che, per le difficoltà tecniche,
difficilmente potrebbe essere assolta dal danneggiato1.
Questo tipo di responsabilità è tipica del mondo nordamericano e lungi dal poter intimorire il costruttore della vettura, può essere la base per un nuovo approccio tra il medesimo e l’utilizzatore, attraverso la presentazione della vettura nei suoi potenz iali aspetti “pericolosi”, al fine di evitare che un uso non appropriato possa causare danni. Di particolare importanza appaiono, pertanto, le indicazioni d’uso ( warnings ) del costruttore. La problematica del rapporto tra sicurezza della vettura ed avvertenze è ancora “acerba” nel nostro ordinamento, ma molto dibattuta in altri Stati
europei (si pensi al caso, divenuto celebre, portato molti anni fa avanti un Tribunale tedesco, relativo ad un notissimo costruttore di motociclette condannato perché non aveva avvertito, tramite il libretto di uso e manutenzione, della pericolosità dell’applicazione di un parabrezza alla motocicletta).
direttiva CE 85/374
Il bene deve corrispondere ad un criterio oggettivo di sicurezza (che ci si può ragionevolmente attendere) anche se cio’ non è specificato nel contratto.
L’immissione in commercio di un prodotto difettoso viola anche la normativa sulla sicurezza dei prodotti. La direttiva 01/95/CE (che riprende la 92/59/CE) dichiara sicuro quel prodotto che non presenta alcun rischio nell’uso o presenta un rischio compatibile con l’uso, impone al costruttore un’esatta e compiuta descrizione dei potenziali rischi, delle manovre corrette da effettuare nell’uso del bene, della necessità di organizzare il ritiro del mezzo ove si abbia conoscenza di possibili “failures”. Possono creare una situazione di pericolo sia particolari del prodotto inefficienti che efficienti. Si pensi alla installazione su di una vettura dello schermo del computer di bordo in uno spazio che costringa il guidatore a dirigere la vista in modo da perdere la visione della strada. In questo caso si potrebbe delineare una responsabilità del costruttore sotto l’aspetto della pericolosità dell’apparato, in
relazione ad un particolare che, sotto altro aspetto, potrebbe funzionare benissimo.
Una serie di direttive (70/156/CE e succ. mod.) sulla omologazione europea hanno poi disegnato standard minimi di sicurezza che devono essere rispettati nella costruzione delle vetture per offrire una base normativa comune a prodotti che circolano nella comunità. Per porre ordine al sistema, è in corso di pubblicazione una direttiva che compendia tutta la normativa in vigore ( COM 2003 418).
Le norme sulla sicurezza sono principalmente indirizzate al rapporto costruttore/Stato, anche se il soggetto tutelato è il consumatore, tanto che sono previste sanzioni penali a carico del costruttore in caso di commercializzazione di prodotto nuovo pericoloso (v. D.P.R. 115/95).

 

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direttiva CE 85/374
   
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